Ma la tua vita era più importante, amico mio. Mi strugge
non essere riuscita a farti capire questo, in tutti questi anni. Soprattutto mai
m’ha sfiorato il dubbio che non lo fosse, per te (importante, dico…).
La tua vita era più importante di tutti i maledetti Enti
per i quali hai lavorato, investendo tutto di te, tempo, denaro, famiglia, affetti…
tutto, e che avrebbero dovuto assicurarti non dico la felicità (che pure è un
nostro diritto, sappilo), ma almeno la sopravvivenza, per te, per il tuo lavoro,
per i tuoi figli, e per tutte le persone che contavano su di te.
Il gigante buono, ho
letto… e questo è il tuo destino. Mai s’è persa la tua onestà, nemmeno nei tuoi
modi a volte ruvidi, né mai mi sarei aspettata questa ultima terribile ‘sorpresa’
da te… tu sei sempre stato così, come ti presentavi, non avevi due facce, chi c’era
c’era, il resto si fottessero, e a volte è toccato anche a me, se perdevo il
tuo ritmo. Retto e corretto… per questo manchi già tanto.
Che ti sia lieve
almeno il resto…
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