lunedì 4 maggio 2015

Stamattina mi sono svegliata con la tristezza di dover salutare lo zio Pippi, il fratello maggiore di mamma, ovvero il patriarca di casa da quando rimasero orfani… cioè molto presto, purtroppo. Novant’anni non sono un motivo per non rattristarsi… i genitori sono sempre genitori e ce se ne rende conto solo quando si perdono. E così volevo abbracciare i miei cugini, portare loro il mio affetto e la mia vicinanza, ed inoltre mandare un saluto a mamma tramite lo zio… così.
Ma la giornata nascondeva ancora qualcosa… sulla strada del ritorno mi è arrivato un messaggio che mi ha fatto buttare a terra il cellulare come fosse bollente… oddio, non so, non so, fa male, forse ho letto male. Dino si spaventa e si ferma, raccatta il telefono e legge, e poi spegne la macchina. E’ incredulo pure lui, io dicevo fammelo rileggere, avrò visto male… la Graziana? Ma forse dice la ‘mamma di Graziana’, era lei che stava male… La Graziana? La MIA Graziana?
Come un animale ferito e sofferente mi ha allontanata da lei, dopo un po’ di anni passati insieme a conoscerci ed amarci, all’incirca un anno fa, quando cioè ha avuto certezza del suo male, ma che io ignoravo… fino a qualche ora fa.
Mi ha presa in giro, diceva che non era niente, che era un piccolo problema e che si sarebbe risolto ma, diceva, intanto la vita ha delle fasi e la nostra fase insieme è finita, bisogna cambiare, andare avanti, non fossilizzarsi, aprirsi a nuovi amici… accettare.
Cancellata da facebook, telefonate e messaggi senza risposta… lei proprio testarda all’infinito, mentre io mi arrovellavo nel chiedermi che cosa le avessi fatto (involontariamente, a volte può succedere) di così grave da meritare questo ‘abbandono’, ripercorrevo gli ultimi incontri, le telefonate, le mail… per capire. Di giorno ci pensavo, la notte spesso la sognavo (mi mancava da morire) e dopo un po’ di mesi ho mollato, anch’io privata da poco di mia mamma, e quindi senza energia sufficiente, armata solo della speranza che prima o poi sarebbe tornata in sé… e di nuovo vicina a me, soprattutto.
Aspettavo solo questo, un’amicizia così profonda non può finire, ero fiduciosa.
E invece, all’ora di pranzo, in macchina, mi arriva la notizia, quella che non mi aspettavo, e che solo ora l’amica comune si è sentita libera di darmi… ora che lei non può più incazzarsi.



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